Lo so, insisto tanto, ma dovresti essere contento di leggere un altro articolo su come un freelance può trovare lavoro. E mi perdonerai già da adesso se, molto probabilmente, citerò per l’ennesima Frank Merenda ( scommetto che alcuni di voi non sono ancora andati a vedere che cose dice, nonostante lo abbia linkato già in qualche articolo, vero? ), ma è vitale farti conoscere alcuni aspetti dell’essere uno sviluppatore freelance specializzato nel frontend. Non conoscere o, più semplicemente, non aver ancora capito o assimilato alcuni concetti di Venditore Vincente ti porterà alla rovina. Sono dei concetti di base, che ho io imparato semplicemente studiano Frank attraverso il suo materiale gratuito che offre attraverso i suoi blog ed i suoi scritti sul gruppo Facebook.

Voglio spiegarti alcuni di questi concetti raccontandoti una storia, il che dovrebbe rendere tutto più scorrevole. Hai presente quando i bambini saltellano sulle piastrelle contandone il numero, oppure saltano i gradini contandone il numero oppure salendoli due a due sperando nella tua mente che finiscano pari senza il gradino di troppo, una volta arrivato a destinazione?

Ok, ok, non sono pazzo. Ti assicuro che fare questa cosa, quando si è più piccoli, è assolutamente normale, Prova a parlare con qualsiasi persona che conosci e che è abbastanza aperto da ammettere che faceva cose del genere da piccolo, scoprirai che molti, quasi tutti, hanno avuto o continuano ad avere qualche “mania” di questo tipo.

Dopo questa piccola doverosa premessa, posso continuare. Queste manie di voler contare le cose, di cercare di fare un numero pari ( o dispari, a seconda del gusto personale ) di scalini e cose del genere devo dire che un po’ mi è rimasta. Nel senso che ho sempre pensato, fin da quando ho cominciato a ragionare con la mia testa, cioè quando ho iniziato a soffermarmi sulle cose, ad osservarle e a pensare prima di agire, che il mondo è costituito da pattern, cioè da schemi che si ripetono con una qualche logico ben precisa, Crescendo, ho continuato a cercare di accorgermi dei pattern ovunque, scoprendo cose interessanti, anche se non scientifiche, perché magari le cose che ho visto nel corso del tempo, sono soltanto frutto della casualità. Ma proseguiamo.

I pattern: una parola noiosa, ma dai risvolti interessanti, che spiega perché non sei soddisfatto

Ok, capisco che il collegamento tra il contare le piastrelle da piccolo mentre cammino e i pattern per farti uscire dalla tua personale crisi economica non è proprio immediato. Se attualmente non sei soddisfatto, se hai grandi ambizioni ma ti sembra di essere piantato sempre allo stesso punto, allora sappi che ti capisco benissimo. Ci sono passato e, devo dire, in parte ci sto ancora passando. Sono molto più sereno rispetto a qualche anno fa, ma non sono ancora libero finanziariamente ne lontanamente soddisfatto. Robert Kyiosaki direbbe che:

“sei incastrato nella ruota del criceto e non riesci ad uscirne!”

Al mondo, sono convinto, tutto ha una spiegazione, anche le cose che sembrano non averne. Riconoscere i pattern è importante perché, scoprire un pattern è come decodificare tutti i processi che compongono qualcosa, come ad esempio un evento, un lavoro o la buona riuscita di un progetto. I pattern spiegano come funzionano le cose, è come scomporre tutti i pezzetti, cioè tutte le attività che servono per andare da un punto A ad un punto B, dove A è il punto in cui sei adesso e B è il punto in cui vuoi arrivare e poi capire come funzionano questi pezzetti.

  • perché succede quel che succede?
  • e come essere parte attiva del processo, cioè riuscire a “manipolare” questi eventi?

Tutto questo è la chiave per poter fare un passo in avanti nella tua carriera e ottenere quello che stai cercando. Successo e denaro, essere riconosciuto per il tuo talento ed il tuo buon lavoro o qualunque cosa tu stia cercando.

Questa mania che avevo da piccolo, cioè di contare le cose si è sviluppata nel tempo, diventando una cosa sempre meno “fisica”, come contare le piastrelle e sempre più analitica, come cercare di capire cosa è accaduto nel momento in cui si è verificato un evento estremamente positivo o negativo, sia in ambito lavorativo che personale. Ad esempio:

  • perché alcune persone rimangono “incastrate” nella stessa posizione lavorativa per anni, senza mai fare un salto significativo di qualità, se non per minuscole e forse inutili variazioni?
  • che cosa li costringe a stare fermi?
  • e perché, invece, altre persone sembrano avere carriere più fortunate di altre, che riescono a svilupparsi e a progredire in un tempo relativamente breve?

Tutte queste domande mi hanno sempre tenuto occupato negli ultimi anni. Ho passato letteralmente ore, se non giorni, su queste cose. Ho accumulato un “credito” di molti giorni sull’argomento. Ogni volta che finivo a pensare a queste cose, mi chiedevo come fosse possibile. Ho iniziato a farmi delle domande, spesso, anzi quasi sempre, senza riuscire ad avere una risposta in breve tempo. Le domande, tipicamente, erano qualcosa del tipo:

  • perché quell’evento si è verificato esattamente in quel modo?
  • quali sono i singoli passi che hanno portato me e gli altri dal nostro personale punto A al punto B?

Ti sei mai sentito come il protagonista de “Il tagliaerba”?

Una volta, al telefono, stavo parlando con una mia cara amica, e le raccontavo una cosa che mi ronza in testa da un po’ di tempo. Le ho detto che io mi sento un po’ come il protagonista di quel film degli anni ’90, “il tagliaerba”, appunto. La storia è molto semplice: un ragazzo con un ritardo mentale, che tutto il giorno non fa che tagliare l’erba di un giardino e viene notato da uno studioso che sta facendo degli esperimenti per migliorare e potenziare la mente umana. In qualche modo, il ragazzo viene quindi portato nel laboratorio, dove viene sottoposto a questi esperimenti, facendolo diventare estremamente intelligente. Non solo, diventa connesso, in qualche modo, alla realtà virtuale e alla linea telefonica e, quindi, a quello che a quei tempi si pensava fosse internet nell’immaginario comune. Oggi diremmo “connesso online al mondo digital e web”.

Ora, ovviamente non devo specificare che non sono mai stato afflitto, per mia fortuna, da un ritardo mentale e questo dovrebbe essere chiaro, altrimenti non saresti qui a leggere. Non è che ero scemo e sono diventato intelligente grazie a qualche esperimento. Però la mia storia mi ha portato ad affrontare dei problemi che spesso, anzi, sempre, fuori dalla mia portata, almeno nel momento in cui questi problemi si sono presentati. Invece, dopo esserne uscito vincitore, ho avuto la sensazione di “rinascita” che sente il ragazzo nel film. Questa sensazione l’ho sentita forte ogni volta che ho avuto a che fare con un compito molto difficile e che non ero abituato a gestire.

Il problema di fare cose nuove

Alcune volte, nella vita, sono stato un po’ incosciente. Mi sono buttato anima e corpo in alcuni compiti che non avevo mai svolto prima e che, oggettivamente, non ero pronto a fare. Ma la verità è che non si è mai pronti per i compiti più difficili, che escono dalla zona di comfort. Ad esempio, ricordo come fosse ieri, la prima volta che sono stato CTO di una importante azienda. Come alcuni, credo molti di voi sapranno, l’acronimo CTO sta per Chief Technology Officer e di solito è una figura importantissima all’interno di un’azienda tecnologica. Sostanzialmente, è il braccio destro dell’amministratore delegato ( o degli amministratori, se sono più di uno ) per quanto riguarda la tecnologia: lo consiglia, pianifica le operazioni del reparto IT e gestisce un budget, in termini di forza lavoro e di investimenti che spesso è grande.

Quando sono diventato CTO, mi sono trovato a passare dall’essere un semplice sviluppatore frontend ricco di ambizioni e pure un po’ senza freni, a gestire un team di numerosi programmatori, ad avere a che fare con manager e amministratori delegati molto in gamba, a tenere rapporti con persone che ruotano nell’eco-sistema dell’azienda, con fornitori e, ti assicuro, che quando lo fai per la prima volta, è durissima, soprattutto se come me finisci in una specie di “tana delle tigri” come è capitato a me, in un posto cioè dove passi dal pensare solo al tuo compitino di programmatore a responsabilità enormemente più ampie, con una quantità enorme di stress e orari che la maggior parte della gente reputerebbe disumani. Non so come sia nelle aziende “facili”, perché vedo gente che fa il CTO ma è molto rilassato. Sono aziende in cui non ci sono grandi ambizioni, forse? Non lo so, ma sta di fatto che mi sono sempre trovato a combattere contro moltissime cose nella mia, giovane ma molto intensa, carriera da manager del reparto IT. Ci sono aziende che delegano troppo e ti lasciano da solo, scoperto e privo di “difese”. Privo di difese, perché non puoi sapere tutti i retroscena dell’azienda. Ci sono invece altre aziende che non riescono a fidarsi dei propri collaboratori, non vogliono proprio delegare nulla e che pensano che se “manca il capo, muore l’azienda”, quindi si “intromettono” nelle cose di tecnologia. Se leggi Frank Merenda, vedrai che tutte le PMI italiane ragionano più o meno così.

Ma torniamo a noi.

Il mio personale problema, ogni volta che ho avuto delle difficoltà ( si dice difficoltà, ma si legge crescita 😉 ) era che quelle cose non le avevo mai fatte, non avevo uno storico per andare a vedere come si risolvono le cose che mi venivano richieste e che per me erano nuove. È per questo motivo che non esistono CTO molto giovani, se non in rare occasioni e con persone di particolare talento. Io mi considero piuttosto giovane e di talento, ma so che ci sono moltissime persone più in gamba di me, che, come direbbe Frank “mi pisciano in testa da seduto”. Ma io faccio altrettanto con la maggior parte dei miei “colleghi”. La domanda che, a questo punto, dovrebbe interessarti è:

cosa permette ad una persona di migliorare il proprio conto in banca, salendo sempre di più e più velocemente, la scala gerarchica dell’azienda in cui lavora?

I motivi per cui il tuo conto è perennemente in rosso e sei piantato nella ruota del criceto

La crisi, secondo me, è un’invenzione, nel senso che è stata inventata dagli uomini, non nel senso che non esiste in quanto difficoltà realmente percepita.

Lo so sembra un po’ forte come cosa, ma la crisi delle persone, sono loro stessi. Tutti, ma proprio tutti quelli che hanno difficoltà è perché stanno facendo un mucchio di scemenze, una dietro l’altra, inanellandole fino a realizzare la collana che li impiccherà. Lo so che stai già saltando sulla sedia pensando:

“ma la mia storia è differente! Ho tutti contro, mi sono capitate miliardi di sfortune!! ogni storia è diversa”.

Ora, fermati un attimo e invece di chiudere brutalmente il browser, ragiona con me. Non è così e, ora, ti dimostro perché il problema sei tu e non una generica crisi che ti sta affliggendo. Attenzione: la verità fa male e la crescita è un percorso di dolore, fatica e sangue ( il sangue io lo intendo in modo metaforico, ma non è detto che sia sempre così ). Se sei qui, è perché stai cercando una risposta. Quindi se sei uno smidollato, di quelli che non tengono duro, mollano dopo poco e sono nati stanchi, vai via dal mio blog subito, è un consiglio. Se invece vuoi davvero iniziare a capire come si migliora, allora continua, a tuo rischio e pericolo. Sappi che la strana non è semplice, è in salita e, per te, è appena cominciata.

Qui non troverai niente di facile ne di veloce, perché chi tenta di venderti questa merda è un incosciente che ti sta rovinando ( perdona l’espressione, ma è così, le cose facili alla “gratta e vinci” non esistono ). Quindi comincia a rimboccarti le maniche e iniziamo.

Step numero 1, la partenza: mettiti a studiare le cose giuste

La prima cosa che ti blocca è che non studi. Stai andando avanti con questi cavolo di CSS 2 da anni ormai, sai un po’ di CSS3 giusto perché hai visto qualche tutorial o articolo online. Conosci davvero HTML5? Ah si? Bene, fammi vedere cosa sai fare, sai davvero come funziona il CANVAS? Non credo proprio. La prima cosa che devi fare è studiare. Quante volte al giorno perdi minuti, ore intere dietro a cose completamente inutili? È difficile riuscire a capire che cosa studiare. Io, personalmente, a scuola ero un asino. Non sono mai stato bravo. Sono stato fortunato, perché riuscivo a imparare quel tanto che bastava, ma non studiavo mai e sono stato bocciato varie volte per le numerose assenze. Tornavo a casa per poter stare al computer a giocare a Diablo, 1 a fare siti web e a seguire i tutorial di photoshop su come fare l’ultimissimo effetto 3D. Ricordo, un anno, di aver accumulato 3 o 4 mesi di assenza. Tutto questo, però, non mi ha fermato e sono comunque riuscito a costruire da zero qualcosa.

Ma tu hai studiato, vero? Sono sicuro che molti di voi che mi leggono sono anche laureati. Laurea con attinenza all’informatica. Peccato che la maggior parte dei laureati sono proprio degli incapaci. Tutti, ma davvero tutti i miei colleghi sono laureati in informatica ( con forse l’eccezione di uno o due in tutta la mia carriera ). Questo però non ha evitato loro di essere dei mediocri. Non dico che non bisogna laurearsi, attenzione. È cosa buona e giusta e la laurea in informatica ha un grandissimo valore. Semplicemente, mi dispiace dover essere io a dirtelo, non farà di te un genio, non ti assicurerà un lavoro e soprattutto non ti garantirà nulla: potrai anche rimanere senza lavoro.

Prima cosa che devi imparare: il tuo conto in banca non dipende dalle cose che ti fanno studiare. Conta solo quello che chiede il mercato.

Quindi, devi studiare, ma attenzione a cosa studi. Il tuo tempo, ricordatelo, è la risorsa più preziosa. Molto di più del denaro. Fidati, prima te lo metti in testa e prima diventerai tutto quello che vorrai. La strada è lunga, ma si comincia dai fondamentali, dall’ABC e capire questo concetto è la primissima cosa in assoluto.

Vai a studiarti questo blog di Frank Merenda, Venditore Vincente e comincia da li. Non esitare oltre. Basta cazzeggiare! Adesso elencherò poche ( ma estremamente importanti ) persone che DEVI seguire se vuoi uscire dalla melma dentro la quale ti trovi. Nel 2015 non serve avere Google, se non sai cosa cercare. Stai molto attento:

  1. Frank Merenda. Da lui imparerai che cosa significa fare business. Forse ti sembrerà scollegato da quello che devi fare tu, soprattutto se NON sei freelance ma invece sei un dipendente. Tu fidati e poi vedrai cosa succede. La qualità che più mi ispira di Frank è il fatto che riesce a semplificare concetti complicatissimi, come ad esempio “come si fa a fare un’azienda di successo?” Con tutto il rispetto, smettila di seguire le stronzate che dicono gli altri. Fidati, segui lui e non te ne pentirai. Non dico che tutti gli altri dicono cose sbagliate, ma per ora segui lui e andrai alla grande. Quando sarai “grande”, cioè quando sarai in grado di distinguere il cioccolato dalla me..lma, allora potrai ampliare i tuoi orizzonti.
  2. Piernicola De Maria. Da lui imparerai tutto quello che è strategia legato al marketing e al business. La cosa che mi ispira di più di Piernicola è il fatto che riesce ad analizzare con una lucidità che non ho MAI visto in nessun altro, eventi della vita per trarne insegnamenti e conclusioni. Dice delle cose che, quando le sento, penso “ma certo! è così ovvio e giusto!” però poi mi guardo in giro e vedo la desolazione: gente che fa il contrario della cosa ovvia e giusta, basilare.
  3. Ermes Giordani. Fa parte del gruppo di Frank. Lui è l’esperto di Direct Marketing e, scoprirai ben presto, che le cose che insegna nel suo corso sono specifiche per Direct Marketing, ma ti servono in generale nella vita. Non è un tipo che divulga, almeno non che io sappia, tanto materiale gratuito. Però io ho comprato il suo corso, Marketing Automatico e sinceramente i primi due moduli del suo corso mi sono bastati per creare un business plan che le aziende italiane se lo sognano la notte.
  4. Alessandro Sportelli. Lui è un marketer professionista, gestisce alcuni tra i più interessanti progetti in Italia a livello di marketing. Io l’ho conosciuto 4-5 anni fa, quando si è focalizzato sul marketing su Facebook, ma come spesso dichiara lui, è un marketer a tutto tondo, non è che capisce “solo” di Facebook. Facebook è uno dei tanti strumenti all’interno di una seria strategia di Marketing e non è detto che debba essere utilizzato in tutti i casi, anzi.
  5. Roberto Re. La cosa incredibile di quest’uomo è la capacità di ispirare, di oltrepassare i tuoi limiti e di darti una carica incredibile. Riesce a mettere insieme pratiche che i più, non conoscendo il tema, considererebbero “da fuori di testa”, come la PNL ad argomentazioni scientifiche di spessore. Personalmente ho frequentato un suo corso e mi ha aiutato tantissimo.
  6. Alfio Bardolla. La prima volta che ho sentito parlare di Alfio, ne ho sentito parlare male. Inutile dire che era gente che aveva sentito da altri, che avevano sentito. Tutte balle, secondo me. Già solamente con le informazioni gratuite ed il report che ho scaricato dal suo sito, sono riuscito ad aggiustare la mia situazione personale. Hai mai provato a fare un bilancio ed un forecast del tuo bilancio personale da qui ad un anno? No? Beh questo è uno dei tuoi problemi e per cui il tuo conto è sempre in pari o leggermente sotto. Seguilo, non te ne pentirai.

Tu inizia da questi 6 loschi tipi e non te ne pentirai. Man mano che studierai i loro materiali gratuiti, ti verrà voglia di comprare qualcuno dei loro corsi. Fallo, ti prego. A me è servito tantissimo e ha cambiato totalmente la mia visione del business e di internet. Scoprirai che attorno a loro “ruotano” moltissime persone in gamba. Alcune di loro potresti decidere di volerle seguire, vedere cosa hanno da dire e comprare qualcosa da loro. Sono davvero in gamba. I nomi che ti ho dato qui, se ancora non li conosci, saranno ORO PURO per te.

Questo gruppo di persone ha identificato molti dei pattern che spezzettano e spiegano i processi per avere aziende vincenti e di successo, molti di quei pattern che io continuamente ricerco e che mi aiutano a decodificare gli eventi, le situazioni, la vita stessa, non solo lavorativa.

Step numero 2: riprenditi il tuo tempo

Qui siamo proprio alle basi, ma se sei in questa condizione di infelicità e insoddisfazione e il tuo conto è in rosso, devo proprio farlo, non possiamo andare avanti su altre cose finché non hai capito bene questo argomento. Durante l’arco della giornata, perdi ore intere in cose che potrei definire, con un termine tecnico “mischiate inutili e mortali per il tuo conto in banca”. Sono convinto di non esagerare quando parlo così.

Quante, quante dannate volte hai sentito dire cose del genere? Cioè che il tempo è importante, quante volte? Io personalmente l’ho sentito tantissime volte. L’ho visto scritto nei libri, ho cercato di immaginare come sia avere molto tempo a disposizione, quando sento Piernicola dire che scrive il suo prossimo articolo o la sua prossima e-mail per fatturare migliaia di euro, dal bordo piscina di Dubai con un cocktail in mano. Oppure quando ho letto il titolo “4 ore alla settimana” di Tim Ferris, con l’immagine di copertina dell’amaca sulla spiaggia ( libro che non ho ancora letto, tra l’altro, perché ho deciso di investire il tempo nello studio di cose che so per certo sono utili ), oppure quando ho visto dei video, soprattutto di marketer e soprattutto americani, che parlano della riappropriazione del proprio tempo.

Personalmente, ci metto sempre tanto a capire le cose importanti. O forse ce ne mettevo tanto prima e ora riesco a capirle in meno tempo. Capire che il tempo è importante è una di queste cose. Ho sprecato ore, quindi giorni, quindi settimane in cose totalmente inutili. Pensa solo a questo: a parte tutte le “piccole” cose, come perdere tempo allo smartphone su Facebook quando sono in viaggio al mattino, le perdite di tempo, per alcuni di voi, sono anche il portare avanti dei progetti, tipo hobby o passioni diciamo così, secondarie. I miei progetti “perdita di tempo” sono stati:

  • un sito web di tutorial di grafica 3D portato avanti per un paio d’anni, che mi ha rubato le notti e i weekend
  • suonare la batteria, che mi rubava tutti i weekend e il tempo libero a provare
  • la mania di voler essere contemporaneamente sia grafico che sviluppatore, che non mi faceva eccellere in nessuna delle due cose al 100%. Tonnellate di ore a studiare i due argomenti, quindi disperse tra le due attività
  • ogni volta che mi sono trovato bene e in sintonia con un altro sviluppatore, ci ho fatto amicizia e poi si finiva con il fare un progetto insieme, una nuova app o scemenze del genere, che inevitabilmente finivano nel nulla cosmico. Questa sono sicuro che suona familiare anche a te, perché sento continuamente di sviluppatori che hanno l’idea geniale che nessun altro ha ancora avuto e vogliono provare a realizzarla..

Ovviamente queste cose non sono state complete perdite di tempo in senso assoluto. Ho conosciuto persone fantastiche grazie a questi progetti. Ma non solo: sbagliare e poi capire l’errore mi ha aiutato a crescere. Sbagliare è parte del processo di crescita, ma ho capito che non è per forza necessario sbagliare in prima persona. Infatti, arrivato ad un certo punto della nostra vita, imparare dagli errori degli altri può fare la differenza. Invece che perdere tue risorse e tuo tempo, analizza gli errori di altri che hanno fatto quelle cose che vuoi fare tu, o cose simili, prima di te.

Step numero 3: focalizzati su una sola cosa

Ricordo ancora bene il brevissimo scambio, avuto prima di una riunione, quando lavoravo nella mia prima agenzia di Milano, riguardo il focus. Allora ero un ragazzetto stupido e con un ego grosso come una casa, pensavo di essere il migliore e di avere energie infinite e che avrei potuto fare qualunque cosa, perché sicuramente l’avrei fatta meglio degli altri, se mi ci fossi messo. Lo scambio con l’amministratore delegato è stato più o meno questo ( è stata una cosa al volo mentre, se ricordo bene, stavamo per andare tutti in riunione.. o forse uscivamo da una riunione, ma non è importante ). Il contesto era che avevo trovato una nuova interessantissima cosa da fare e glie l’avevo detto, forse era lo studio della grafica 3D.

Lui “Dovresti specializzarti in poche cose in cui diventare il migliore”
Io “Beh, ma io posso fare tutto, anche questa cosa”
Lui “Le energie non sono infinite, dovresti dosarle bene”
Io “Beh certo, ma magari basi la tua opinione sulla gente che conosci.. io ho molta più energia e posso fare anche questo”

Inutile dire quanto mi sbagliavo e quanto lui aveva ragione.

Non so se le parole sono state esattamente queste, ma se non sono precise al millimetro, si avvicinano molto. Ma comunque nemmeno questo è importante, la cosa importante è farti capire il concetto che c’è dietro, perché cambierà la tua vita. Del resto avrei dovuto capirlo ed essere meno arrogante, perché lui era un ragazzo di 28 anni, già a capo di una piccola, ma di successo, azienda, che stava andando molto bene, io ero un programmatore sempre al verde che lavorava per lui. La sua opinione, avrei imparato anni dopo, valeva molto di più della mia e non ho avuto l’umiltà di fermarmi a notare questa cosa. Oggi lui è un imprenditore di successo, la sua azienda fattura qualche milione, credo, ma non ne sono sicuro. Quando li ho lasciati per passare in un’altra azienda, stavano crescendo alla grande e da qual che so, si sono ingranditi molto.

Tra l’altro, il caso vuole che lui lavorava in un’azienda, prima di costituire la sua, che era di proprietà del socio di Piernicola De Maria, un altro bravo imprenditore e uno di quelli di cui parlavo prima, che potresti arrivare a conoscere bazzicando gli ambienti di Frank e Piernicola. Strana la vita, eh? O forse no. Ci sono dei motivi per tutto. E se è vero per genitori e figli che “la mela non cade mai troppo lontana dall’albero”, forse anche lui non è caduto troppo lontano dall’albero del suo ex capo, visto il successo che ha avuto e continua ad avere. Il suo nome è Andrea, insieme ad altri due amici, in quel di Biella, ha creato questa piccola azienda che fa e-commerce con Magento e per motivi di privacy non dirò nient’altro, ma magari lui si riconoscerà in questa cosa, se mai leggerà l’articolo. Andrea, se leggi: grazie! ad anni di distanza, continuate ad essere una guida per me.

Il concetto di focus è costantemente portato alla luce attraverso podcast e articoli, sul blog Venditore Vincente, sul gruppo omonimo du Facebook, nei podcast che Frank Merenda fa con Piernicola De Maria e sul sito brand positioning Italia. Frank ha studiato dal padre del brand positioning, cioè Al Ries e da sua figlia Laura Ries. Il concetto è valido per le aziende, ma anche per te è la stessa cosa, perché il brand funziona sia per un’azienda che per uno sviluppatore come te. In effetti, sia quando sei dipendente, sia quando sei freelance, tu stai vendendo te stesso e quindi i concetti si applicano anche a te.

Il mio budget plan: Alfio Bardolla, ti devo un enorme grazie

Vorrei raccontarti di una cosa che mi ha permesso di non avere più il conto in rosso. Come dicevo, seguo un po’ Alfio Bardolla. Sono iscritto alle sue mailing list e lo seguo sui social. Un bel giorno, all’ennesimo video su Facebook in cui lui parla, senza filtri e senza tagli, mi sono accorto di una cosa: mi metteva a disposizione molto materiale che non avevo ancora avuto il tempo di studiare, tra cui come fare un budget plan per capire a fondo la propria situazione economica. Allora ho scaricato il report che metteva a disposizione sul suo sito e, in allegato, c’era un modello per fare un budget plan ( per la seconda volta: infatti lo avevo già scaricato e non lo avevo mai letto, finché non è finito per sbaglio nel cestino ). Questo strumento è stato pensato da Alfio per condurre un’azienda. Lui fa infatti l’esempio del budget plan relativo alla realizzazione di uno dei suoi corsi, mettendoci dentro esempi di costi e ricavi.

Era un periodo in cui avevo qualche problema finanziario. Non si sa come, ma riuscivo sempre ad essere in pari a fine mese. Mi sono venute in mente, quindi, le parole di Frank e Piernicola, credo durante uno dei podcast “Business Caffeina”, che dicevano qualcosa tipo:

“Non è lo stipendio che è basso, se a fine mese riesci sempre ad essere sul filo del rasoio, sempre in pari o poco sopra o sotto, c’è uno schema sotto e quindi il problema sei tu!”

Come sempre, non sono le parole esatte, dovrei andare a riprenderle ( ma è meglio se tu vai ad ascoltare i podcast ). Il concetto però è che mi si è accesa una lampadina: improvvisamente ho capito che il problema ero io e allora mi sono guardato indietro, agli inizi della mia carriera a Milano, quando guadagnavo di meno. Come è possibile, dopo che il mio stipendio è cresciuto costantemente nel tempo e nemmeno di poco, che sono ancora nella situazione di essere sempre più o meno in pari a fine mese, senza riuscire a mettere da parte nulla?

Allora ho capito che non avevo minimamente le idee chiare riguardo quello che succedeva nel mio conto in banca. Mi sono reso conto che da una settimana all’altra, arrivavano spese che io consideravo impreviste, ma che tali non erano proprio per niente. Ero io che spendevo senza sapere quanto potevo davvero spendere e non importa quanto guadagnavo: continuavo a spendere più di quello che potevo, trovandomi costantemente in pari a fine mese.

Il budget plan di Alfio mi ha letteralmente salvato da una situazione potenzialmente disastrosa. Per prima cosa, come dicevo, ho scaricato il modello di budget plan che avrei dovuto compilare. Questo mi è servito a fare dei semplici calcoli che mi hanno chiarito la situazione. Ho iniziato ad inserire, man mano, tutte le spese possibili che mi venivano in mente, andando anche a guardare lo storico dei movimenti in banca. Quando hai la situazione ben chiara sott’occhio, succede una cosa stupenda: improvvisamente riesci a:

  • capire esattamente cosa puoi o non fare nel breve periodo
  • cosa devi fare per intervenire, anche banalmente sapere che hai bisogno di più soldi questo mese per coprire le spese o gli investimenti
  • di conseguenza, puoi attivarti per raggiungere gli obiettivi
  • puoi pianificare il futuro, capendo esattamente quante risorse dedicare ai progetti

In conclusione

Devo dire che non mi aspettavo di scrivere un articolo così lungo, ma credo che ci sia davvero tanto da dire sull’argomento. Se mi sentissi parlare di persona di questi argomenti potrei parlarne per un pomeriggio intero senza mai fermarmi. Sono concetti che mi appassionano e mi hanno conquistato, perché spiegati della persone che ho citato prima, sono stati spezzettati, fatti a fettine e scorporati fino a capirne ogni singolo passaggio. Ammetto che seguo Frank da circa un anno o forse un anno e mezzo.. o forse due? Il fatto è che sono cose spesso contro intuitive e la “fuffa” che si legge in giro, ormai sempre meno grazie a Frank e Piernicola e tutto il gruppo, mi ha depistato per lungo tempo, facendomi perdere letteralmente anni.

Quello che stai per intraprendere è un processo lungo e faticoso, non esiste il successo dall’oggi al domani. Esiste farsi un mazzo così, un po’ di incoscienza e affrontare demoni e paure sempre con grande grinta, cercando di non fare cazzate così grosse da ammazzarti ( metaforicamente parlando ).

Spero di averti dato qualche dritta utile, ci si vede qui sul blog.